giovedì 9 luglio 2009

Tournesol

A me i fiori non piacciono. O meglio. Me ne piacciono solo pochi. I papaveri, sono così lussureggianti e lussuosi nel loro rosso, misto viola, così preziosi e superbi ma che quasi in segno di sfida crescono anche ai lati della strada (me ne ricordo tanti vicino all'Ateneo, nella strada che percorrevo ogni giorno, e mi faceva sorridere vederli "incisi", nella improbabile vana speranza che potessero donare qualcosa di più che un sorriso negli occhi..), mi piacciono i gigli, che a dispetto di chi li reputa "puri" ho sempre considerato anticonformisti, peccatori, con quel bianco che inganna e quella corolla disordinata che ti illude della loro verginità...mi piacciono i tulipani, così geometrici, così perfetti, che si stagliano sempre alti, dritti e fieri, che ti fanno pesare la loro altera bellezza...ma più di tutti, mi piaccioni i girasoli. I girasoli non sono fiori, sono delle tribù. I loro campi rubano la scena al cielo azzurro, al mare blu, ai prati verdi, a qualunque altro paesaggio. Quel giallo ti entra negli occhi, non puoi ignorarli. Una volta qualcuno, sulla strada del ritorno dal mare, ha frenato di colpo, si è fermato e mi ha portato un girasole rubato in un campo. Credo che quello sia, in assoluto, il regalo più bello che mai mi sia stato fatto in tutta la vita.
I girasoli sono alti, sono scoordinati, sembrano quasi mollicci, con quello stelo che tende verso l'alto ma che al tramonto si piega un po' su se stesso, con quella testa mai del tutto tesa e stesa, con quella corolla sempre un po' inclinata sul lato, come a cercare di capire quello che c'è lì intorno...sono quasi sempre in gruppo, ma i più belli secondo me sono quelli che intravedi da soli, illuminati solo dalla loro stessa presenza, in quei campi pieni di altri colori, dove chissà per quale bizzarra scelta il vento ha portato i loro semi, per attecchire dove magari non cresce nulla, per lasciarli fiorire dove intorno c'è il vuoto, o peggio, dove ci sono specie tanto e troppo diverse da loro....ma loro stanno lì, sembrano fieri e sicuri ma magari si sentono fuori luogo, e resistono nella diversità, resistono nella solitudine, resistono nella sconfitta dei loro simili i cui semi restano secchi sotto la terra..ma sono lì, più alti di tutti, vicino alla gramigna magari, e resistono cercando di non abbassare mai lo sguardo..e quando il sole, appunto, gira, e non sorride più alle loro corone d'oro, cercano di tenere la testa alta, come a dire "io non voglio mollare, baciami ancora"..ma poi abbassano la testa, stanchi, e si piegano su se stessi, cercando di tenersi compagnia per una notte lunghissima..però...però poi il sole sorge ancora, ogni giorno, e il girasole è lì, pronto a rialzare la testa, a guardare quel sole senza paura, ad affrontare il mondo senza timore...e ancora una volta, il mondo sarà lì ad accoglierlo, a stupirsi del suo sorriso, a guardarlo alzarsi facendo affidamento solo sul suo fragile busto...e la notte, quando il sole sorgerà, sentirà la mancanza di quella figura triste ma allo stesso tempo viva, viva, viva come non mai...perchè solo quando ti pieghi, solo quando arrivi a guardare la terra su cui poggi, solo allora potrai alzarti davvero, guardare davanti a te e dire "io sono vivo...anche se vivo solo a tratti..e sono giallo" :-)


song of the day "yellow" coldplay

sabato 4 luglio 2009

There-here-there

Mi sono chiesta spesso, negli ultimi tempi, se un blog può "scadere"...se dopo un pò che non ci scrivi più, trovi una porta chiusa e una scritta che dice "il tuo tempo è passato" ... ma quando le parole non vengono, non vengono..o meglio, vieni assalita da uno tsunami di pensieri, ma mai che ti riesca di metterlo nero su bianco...
Una notte vai a dormire, con tutta la tua vita inscatolata nel suo perfetto disordine...è tutto lì, dove l'hai lasciato, dove per anni hai accumulato piccoli pezzetti di vita destinati a diventare il tuo noioso ma sereno quotidiano...e poi, in un attimo, sparisce tutto...l'esistenza di tutti noi è scandita da piccoli momenti, l'esistenza di qualcuno è stata scandita da momenti che non ti faranno mai tornare indietro in una calda notte d'aprile...
..e io non dovrei avere voce in capitolo, perchè sono una privilegiata che dorme con un tetto sopra la testa e non ha visto la sua città sgretolarsi come un castello di sabbia davanti ai suoi occhi...ma quel momento ha cambiato anche la mia vita....e mi sento quasi ingrata a sentir pesare su di me le conseguenze di qualcosa di talmente tanto grande che anche chi la vive ogni giorno, da quasi 3 mesi ormai, non riesce ancora a realizzare appieno...ma se si dice che la famiglia non è quella dove nasci e cresci, ma quella che ti crei e scegli, vale lo stesso anche per le città...e per me quella città è casa, ha sempre rappresentato qualcosa di speciale, qualcosa che mi faceva illuminare gli occhi al solo sentirla nominare...quella città, che mi ha dato la catarsi, una catarsi che poco tempo dopo si è sgretolata sotto le sue stesse macerie...prendere e dare, il mio rapporto con "lei" è stato sempre quello...l'ho detestata tante volte per quanto mi ha preso, ma le sarò eternamente grata per quanto mi ha dato...e mentre io mi sentivo quasi "gelosa" di nomi, di posti, di cose che fino al 5 aprile conoscevo solo io (il mio portachiavi del Paganica Rugby ad esempio, la gente prima mi chiedeva "cos'è Paganica?", ora mi guarda e dice "ah....Paganica", come se "loro" sapessero..) lei continuava a darmi...qualcuno dice a chiedermi, ma in realtà ha continuato, anche quando era distrutta, devastata, quando era crollata su se stessa, a darmi, darmi, darmi, finchè la mia è diventata quasi una dipendenza...sono una privilegiata, ancora una volta, perchè non ho avuto bisogno di guardare lo scempio televisivo per vivere quello che stava succedendo...avevo gli occhi, la voce, le orecchie, le mani di chi ha vissuto ogni secondo in mezzo a quella sabbia che fino a qualche ora prima era tutto ciò che ognuno aveva accumulato nella vita, qualcosa che pensi sia eterno, perchè le cose materiali dovrebbero durare in eterno, almeno quelle, perchè i sentimenti cambiano, si evolvono e si perdono al minimo colpo di vento, invece quello che costruisci, dovrebbe resistere a tutto...e quando invece non è così, forse si inverte tutto, o forse no, o forse avevo solo voglia di scrivere ma non so bene cosa.....io so solo che il terremoto è stato per me come il colera, perchè queste due catastrofi hanno avuto in comune la forza dell'amore, che di questi tempi è stato duro, è stato faticoso, è stato devastante, è stato estenuante, ma è stato bellissimo, perchè è stato speciale, è stato unico, è stato raro, perchè più sono grandi le difficoltà più è bello superarle, perchè ci sono dei momenti interminabili nella vita che non si scorderanno mai, che non si vogliono dimenticare, che non si devono dimenticare...e a differenza del colera, che lascia dei segni visibili sulla pelle, il terremoto, quando sei abbastanza fortunato da poterlo raccontare, te li lascia dentro...e si dice che certa gente arriva nella vita come un terremoto, e solo ora ho capito cosa significa...perchè le coincidenze e i segni del destino si divertono a non essere mai abbastanza...e in una favola a non lieto fine come questa forse quello che importa non è il finale, ma la trama, l'intreccio, i personaggi, lo svolgimento, gli ostacoli superati, le coincidenze, i sogni, le emozioni, le sensazioni, le lacrime, una favola scritta con milioni di parole e miliardi di battiti di ciglia scagliati da occhi troppo belli per essere reali, e infatti, facevano parte di una fiaba lunga mille anni nella memoria ma destinata a terminare nella realtà, se mai di realtà si è trattato, perchè le cose belle hanno la potenza/debolezza di non essere definibili, di restare sospese nel limbo di una bellezza troppo grande per poterla circoscrivere e rinchiudere in una definizione che ne eliminerebbe la magia...forse quello che importa è questo, o forse quello che importa è prepararsi qualche buon ricordo per il futuro, da evocare con gli occhi persi tra le nuvole e la testa che continua a celebrare l'incanto di quei momenti ormai andati e lontani..o forse è arrivato il momento, cara Robb, di riprenderti la tua vita e di archiviare file troppo pesanti da sopportare....la vostra molto stanca Robb torna tra voi :)


song of the fable "last goodbye" jeff buckley

venerdì 27 marzo 2009

Apologia dell'oblio e dei passi

Si parlava...di come il dolore renda creativi. Di come la sofferenza sia una musa. Di come un cuore a pezzi ispiri le parole migliori....
Si pensava...che le persone che ci fanno battere il cuore siano bellissime. Che siano assolutamente perfette quando ci dormono accanto. Che mai avremmo tanta voglia di qualcosa nella vita come di fermare il tempo a quell'attimo irripetibile in cui tutto sembrava incantato....
Si credeva...che la gente che ami, in fondo, non può farti male. Che anche se lei non ti ama, non può calpestare il tuo amore, gettarlo nel fango, camminarci sopra e non girarsi mai. Che il tuo amore può bastare a entrambi, che comunque ti spetta almeno un meritato rispetto per aver preso una parte di te e averla donata a qualcun'altro, a volte per sempre....
Poi ci si accorge che sono tutte delle cazzate....che la gente va avanti, che le persone usano le persone, che il momento del bisogno è davvero il momento del bisogno, e quando passa, si può tranquillamente sparire senza pagare il conto. E ti ritrovi una manciata di ricordi tra le dita, buoni per le serate fredde in cui avresti voglia di piangere, ma le lacrime non vengono fuori perchè c'è una rabbia urlante dentro di te che le trattiene...Ed è meglio così. Perchè ci sono persone che non meritano neanche quelle. Perchè se la ruota gira, arriva il tuo momento di girarti e camminare dritto, senza voltarti mai....E ti torna voglia di scrivere. E pensi che il dolore sia tornato a trovarti, dopo aver gravitato per tanti giorni intorno a te. E ti senti morire per un attimo, ma solo per un attimo. Giusto il tempo di accorgerti che quella non è sofferenza, quella è libertà. Libertà da chi non è degno di un solo secondo del tuo tempo, libertà da quel senso di smarrimento e di vuoto che provi quando chi ami si dimentica che camminate sulla stessa nuda terra, libertà dall'oppressione che ti assale quando senti anche solo il suo nome....E allora non solo continui a camminare, sempre dritto, sempre più veloce, ma alzi anche la testa e sorridi....E pensi che non tornerai indietro, che la tua strada l'hai battuta tu, che ci sono le tue impronte, che sono merito tuo, della tua fatica, della tua costanza, e quella degli altri...beh, una colata di cemento ci sta sempre bene no?
Dedicato a chi dimentica, e non sa che io non dimentico...ma sono bravissima ad eliminare...



song of the day "corduroy" pearl jam

sabato 7 marzo 2009

Women have the power

C'è P. che vive e lavora lontana da casa, che lotta da anni contro un fantasma che lei ama abbastanza per lei e per lui, che si affanna per arrivare a fine mese,  per godersi un po' di sole fuori dall'Italia ogni tanto, che piange in silenzio e ti risponde sempre che va tutto bene.
C'è F. il cui marito un bel giorno è andato in vacanza con gli amici e dopo una settimana ha telefonato e ha detto "Ho conosciuto una, non torno più, ti chiamerà il mio avvocato", che si è rimboccata le maniche, ha ripreso la sua vita in mano ed è riemersa più forte di prima.
C'è R. animo sensibile e palle quadrate, che ha capito che gli uomini, anche quando sono grandi e grossi, tremano di fronte alle donne piccole con le unghie rosse, che sa cosa vuole e non si fa mettere i piedi in testa da nessuna.
C'è R. che ha cresciuto una figlia quasi da sola, che ha fatto carriera, che fa girare la testa agli uomini, che sa farti ridere come poche persone al mondo, che sa risollevarti con una parola in tutte le giornate no.
C'è S. e c'è sempre, in qualsiasi momento del giorno e della notte, che non ti lascia sola un attimo anche se è lontana, che è una delle poche certezze di questa vita.
C'è E. con cui ti capisci anche solo con uno sguardo, che le cose non te le chiede perchè le intuisce come se vivesse nella tua testa, che ha la classe di una First Lady e la forza di una wrestler.
C'è R. che porta avanti i suoi ideali contro tutto e tutti, che non abbassa la testa mai, che piuttosto che cedere lotta con tutte le sue forze, che ti dà la forza di non mollare.
C'è L. che è caduta tante volte, in campo e fuori, e si è rialzata sempre più in alto, con qualche livido in più ma con le spalle sempre più larghe, sempre pronta ad un abbraccio, a una risata, che arriva sempre con la canzone giusta al momento giusto.
C'è A. che ha dovuto convivere con la debolezza di un uomo per anni e a un certo punto ha detto basta, si è rimessa in viaggio da sola e si fa strada in una nuova città con l'entusiasmo e la voglia di una 15enne, che sa emozionarsi con un concerto e ti trasmette alla perfezione certe sensazioni.

Ci sono tante S. R. P. T. C. M. N. G. nel mondo...e se la festa delle donne significa onorarle, allora buon 8 marzo a tutte...anche se donne così vanno festeggiate ogni giorno della loro vita, perchè il vero evento è essere così in ogni momento, esserci sempre, forti e deboli, e dare vita al mondo in ogni loro gesto...buona festa, amiche mie, domani e ogni giorno....


song of the day "ave maria" fabrizio de andrè

giovedì 19 febbraio 2009

Biciclette elettriche

Vero.
Sono sparita.
Mi sono allontanata dal pc, dal blog, da un sacco di amici.
Ma quando ci si allontana da qualcosa, o da qualcuno, è sempre per avvicinarsi a qualcosa, o a qualcuno.
Io mi sono avvicinata.
Io mi sono innamorata.
Di qualcosa, e forse anche di qualcuno.
Mi sto innamorando...forse di nuovo ho la capacità di lasciarmi andare sentendo che alle spalle c'è qualcuno che mi sorregge. Mi sto innamorando della voglia di affrontare il freddo, il vento, la neve. Mi sto innamorando del sorriso mattutino del sole che si affaccia dalle montagne. Degli sguardi della gente intorno. Delle parole gentili delle persone. Dei silenzi, e della musica a tutto volume nelle cuffie nel bus. Dei ponti, e di quello che c'è sotto. Della voglia di cambiamento. Delle sciarpe, dei cappelli, delle mani gelate, perchè i guanti, i guanti no.
Mi sto innamorando di una città. Di questa città, dove quasi per caso ho deciso di venire a vivere. Mi piace il modo cortese ma discreto con cui ti accoglie, mi piacciono le case delle bambole che la sera diventano cattedrali gotiche che a vederle al buio fanno quasi paura. Mi piace guardare il cielo blu, ma blu davvero, che guardo con le mani sulle ginocchia la mattina per cercare la forza di affrontare i - X gradi che mi aspettano puntuali.
Mi sto innamorando, perchè quando sono tornata da Roma, col fiato ancora sospeso, perchè certe giornate e certe persone ti segnano, ti caricano, ti danno la vita come nessun altro, perchè certi ricordi non li cancelli (e perchè dovresti poi...), perchè gli abbracci e i sorrisi degli amici sono la vera linfa vitale, perchè certe persone giocano coi miracoli, ma se impari a capire, a capirle, rispondi a tutto con un sorriso, prendi quello che devi prenderti, lo metti in un angolo del cuore e guardi avanti, e impari a cancellare le ombre al tuo fianco quando sono lì solo per un gioco alcolico del destino....quando sono tornata, e ho rivisto la piazza, i parchi, le chiese, mi sono quasi commossa..mi sono sentita a casa, nonostante non avrei mai lasciato quello e quelli che mi lasciavo alle spalle..mi sto innamorando, perchè ho messo piede in questa città con una valigia piena di debiti e crediti del cuore un mese fa, terrorizzata non tanto da quello che stavo raggiungendo ma da quello che avevo appena lasciato lontano chilometri, con una miriade di domande che mi tengono sveglia da anni, e in questa città, ritornando dopo aver lasciato la stessa ombra di un mese fa, ho trovato le risposte....e le ho trovate quando ho smesso di cercarle, come nella migliore tradizione, perchè il cuore perde pezzi e li ritrova quando non è sotto pressione, quando intorno c'è pace e silenzio, e nel mio caso ci sono anche le montagne....
E mi sto innamorando di qualcuno. Questa città mi ha fatto davvero fare la pace col mio cuore. Mi sto innamorando di me stessa. Di quella che sono, di quela che non potrei non essere. Perchè non importa quanto vai bene agli altri, se prima non vai bene a te stessa. Perchè se chi hai amato più di chiunque altro al mondo non sa amarti come dovrebbe, meglio volersi bene da soli. Meglio dare la colpa al destino che a te. Meglio pensare che poteva andare meglio, ma è andata così. Ed è bello svegliarti la mattina e vedere il sole, e sentirlo dentro di te, meglio di una tempesta di neve che ti ha sballottato per troppo tempo, che ti ha levato l'energia. Quella ancora non ce l'ho...mi amo con debolezza, devo recuperare le forze dal cuore che ho cercato di tenere vicino il più possibile..ma so che quella forza la ritroverò. Sotto un ponte forse, in un abbraccio forse, in un sorriso forse, ma la ritroverò, e sarò di nuovo io, con la stessa voglia di lasciarsi andare sentendo che alle spalle c'è qualcuno che mi sorregge....



song of the day "cenere" marta sui tubi

venerdì 6 febbraio 2009

Per la cronaca...


..mezzora fa ho firmato un contratto di lavoro. Inizio lunedi e "finisco" a maggio 2010. Le sensazioni che si stanno accumulando dalla telefonata dell'agenzia di stamattina sono molteplici..paura, emozione, incredulità...sono pronta, ora il 2009 è cominciato davvero, ora sì che possiamo parlare di anno zero...ora sì che si può dare spazio a tutto il resto..

E sempre per la cronaca, se una foto può immortalare un momento, ecco l'attimo di cui parlavo in "Neve"...secondo me questa foto è quasi mistica...

lunedì 2 febbraio 2009

El scioco del rugbi

Ci sono pittori che si commuovono davanti a un quadro. Ci sono scrittori che hanno i brividi davanti alla copertina di un libro. Ci sono attori che si incantano davanti alla locandina di un film.
Io non so fare nulla di tutto ciò...ma riconosco le stesse sensazioni, le stesse emozioni, la stessa gioia pura..io provo tutto questo davanti a una palla ovale.
Il rugby. E' entrato nella mia vita in modo bizzarro, quando per errore...in Romania mi sono poggiata su un mucchio di mattoni che all'improvviso si è mosso. Era una macchina da mischia, e io sono passata dal terrore alla curiosità in un attimo...sapevo cos'era il rugby, e guardavo anche le partite in tv, ma sapevo solo che la palla si passa all'indietro e che quando schiacci la palla oltre l'ultima linea hai fatto meta...mai, in quel giorno di maggio, avrei immaginato che il rugby è molto di più, e che mi avrebbe dato così tanto..
Primo appuntamento dell'anno, partita dei muccati di rugby.it a Recco, nella mia amata Liguria che da troppo tempo stavo trascurando...e per la prima volta, dopo lunghissimi mesi, avrei incontrato quelli che continuiamo a chiamare "i sitaroli" ma che rappresentano molto di più, che sono Amici con la maiuscola e il grassetto, che nonostante la distanza ho sempre sentito vicino, chi più chi meno, era la prima volta che rivedevo qualcuno senza le distanze colmabili di un litigio, era la mia prima partita dopo un tempo interminabile...e mi sono ritrovata davanti alla club house del Recco emozionata, col cuore a mille e le gambe che mi tremavano, mentre da lontano vedevo l'allegra mandria del rugby avvicinarsi, coi borsoni, le bottiglie, i sorrisi di chi sa che sta per affrontare una giornata bella come poche, una giornata che nonostante la pioggia, il freddo, le botte (per chi era in campo) sarebbe stata ricordata con una gioia negli occhi e nel cuore che sarebbe durata a lungo, che ti avrebbe fatto compagnia fino al prossimo incontro...
E' difficile spiegare il mondo del rugby ai non addetti ai lavori...è impossibile far capire come ci si sente dopo il week end di giugno a Bologna a chi non c'era...non ci sono parole per spiegare l'incredibile fratellanza che si riesce a vivere con queste persone conosciute un po' per caso e che poi sono diventate i pezzi fondamentali del puzzle della tua vita...io ho avuto una sensazione forte e chiara al primo dei numerosissimi brindisi di sabato scorso...che quello era il mio posto, che non volevo essere da nessuna altra parte nel mondo, con nessun altro...quello è il mio mondo, l'ho scelto io o mi ha scelto lui, non importa, ma di tutte le cose che ho cambiato nella mia vita negli ultimi anni, il rugby è rimasto il punto fermo, è rimasto il faro, è rimasto il rifugio in cui andare ogni volta, quando le cose andavano bene o andavano male, con qualunque tempo, atmosferico e no, la grande famiglia del rugby mi ha sempre accolto a braccia aperte, con un sorriso sulle labbra e con un bicchiere di birra in mano..e basta così poco per sentirsi a casa...io non ho un posto nel mondo, non riesco a pensare un posto che sia davvero casa mia, sono ancora alla ricerca del luogo in cui fermarmi, se mai mi fermerò, ma sapere che c'è sempre un campo da rugby, una club house e degli amici speciali ad aspettarmi mi fa sentire bene ovunque...grazie di tutto, grazie per avermi aspettato, grazie per esserci stati, grazie dei sorrisi e delle parole, grazie di esistere davvero....ci vediamo tra poco a Roma :-)


song of the day "canzone del 6 nazioni" ... qualcuno sa il perchè :D

lunedì 19 gennaio 2009

10 anni senza te...

Me lo ricordo bene quel giorno. Quel giorno di gennaio, non c'era il sole. Ero felice, perchè avevo superato lo scritto di Francese I. Sono entrata in casa alle 12:55 circa, in tempo per vedere il tg sul 2. Ho acceso la tv e le ho dato le spalle, spadellando per il pranzo. E una voce ha detto quelle parole. "E' morto a Milano Fabrizio De Andrè". Mi sono voltata verso il televisore, come se guardandolo avrei avuto conferma di aver sentito male. E invece no. Tu te ne sei davvero andato in una fredda giornata di gennaio, un mese a cui hai dedicato una preghiera, un mese che morirci è facile, meglio che farlo a maggio. Sono rimasta paralizzata, con una padella in mano che ridicolamente non riuscivo a posare, come se mi stesse dando l'equilibrio per restare in piedi. E ferma, così, nel bel mezzo della cucina, con una padella in mano, ho pianto. Ho pianto continuando assurdamente a sperare di aver capito male, ho sperato anche quando ho visto le immagini del via vai dalla clinica, quando ho visto Dori e Cristiano e Luvi con gli occhiali da sole e il viso rigato. Quando la morte mi chiamerà, cantavi...e tutti noi abbiamo pensato e ascoltato cosa avresti fatto tu nel tuo ultimo momento, ma non a cosa avremmo fatto noi. Io mi sono sentita sola. Mi sono sentita persa. Non ero pronta. Non lo sarei stata mai. Ma mi sono sentita persa, e sola, e non pronta. Ho messo su la tua Smisurata Preghiera, la smisurata eredità che ci hai lasciato, sapendo che ci avresti lasciato. E mi sono sentita meglio. Ho sentito che non era vero che te ne eri andato. Eri ancora lì. Sei ancora qui. L'amico fragile che curava le mie fragilità. L' inverno che diventava tepore. Il chimico che mi faceva sentire meno strana visto che gli uomini mai, mi riuscì di capire. Quello che mi faceva innamorare di tutto, da piccola e da grande (eh sì, al tempo era ancora così). Che mi ha fatto innamorare persino di Rimini. Che ha dato un senso alla mia Città Vecchia. Che rendeva un'inondazione una favola. Che mi ha indicato la mia cattiva strada. Che mi ha lasciato una barca da scrivere e un treno da perdere. Che mi ha fatto guardare le nuvole per la prima volta, e da quel giorno non ho mai smesso. Che mi ha fatto amare il genovese, e mi ha fatto commuovere davanti a Via del Campo e alla mia prima creuza. Che mi ha dato la forza di voltare la carta, ogni volta. Che mi ha fatto innamorare di Spoon River. Che mi ha fatto sentire una serva disobbediente meno sola. Che mi ha spiegato che l'amore viene, e l'amore va. Potrei continuare all'infinito, perchè tu sei stato infinito, perchè prima di andartene, come ogni buon padre, ti sei impegnato per lasciarci una canzone per ogni giorno, per ogni occasione, per ogni emozione della nostra vita. E io ogni giorno, ogni singolo giorno, ti ascolto. Perchè tu hai ancora tanto da dirmi. Perchè riesci a dire tutto quello che vorrei sentirmi dire. Perchè come te, ci sei solo tu. Perchè siamo tutti figli tuoi, un po' più orfani da 10 anni, un po' più zingari, un po' più ladroni. Perchè se solo penso a cosa sarebbe stata la mia vita senza di te, vedo il nulla...quando ero piccola facevo questo gioco: pensavo al mondo, e toglievo prima le persone, poi gli animali, poi il cielo, poi il mare, poi le montagne, poi il suolo, e piano piano iniziava a girarmi la testa, finchè non arrivavo a immaginare il vuoto cosmico. Ed era triste e buio. E lo sarei stata io senza te. Tu mi hai detto tanto, io posso dirti solo una cosa: grazie. Grazie di tutto Faber, e avevi proprio ragione tu, è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati.

song of the day: impossibile da scegliere....

martedì 13 gennaio 2009

Neve

Catarsi...è da sempre una delle mie parole preferite, non solo per il suo significato, ma anche per il suono che viene fuori quando la pronunci...

Catarsi...è da sempre una delle fasi più difficili della vita dell'uomo...ha un senso mistico, religioso, il senso di purificazione dai peccati, dal male, dal dolore, è un concetto anche mentalmente difficilissimo da raggiungere...

...Così come sono difficili da raggiungere le montagne piene di neve di una nebbiosa giornata di gennaio...ma quando le raggiungi, quando sei in alto, ti fermi, respiri a pieni polmoni, ascolti il battito del tuo cuore e finalmente, dopo mesi, o anni, vedi...vedi davvero con i tuoi occhi, che erano troppo occupati a farsi spazio tra le mille meccaniche della mente, vedi con il tuo cuore, troppo occupato a tenersi al caldo con una coperta corta e stretta e consumata ma a cui sei ormai affezionata e che prima d'ora non avresti scambiato col più caldo dei piumini d'oca... vedi con la testa, troppo occupata a congetturare e a cercare delle risposte, ma ormai è tutto libero, sgombro, leggero, e scopri una lucidità che pensavi di aver perduto...vedi intorno a te e ti sembra tutto un disegno, è tutto troppo puro, perfetto per essere reale, era così inarrivabile solo un giorno fa e ora invece sei qui, in alto, con il freddo che ti taglia la pelle ma tu non lo senti, con la neve che ti bagna il viso ma non te ne accorgi, le montagne sembrano una fotografia venuta male perchè si è aperto il flash, i paesini a 1600 metri sotto i tuoi piedi sembrano casette del presepe messe lì per sembrare reali, e al tuo fianco, al tuo fianco c'è una figura che a testa bassa cammina nella neve, che ogni tanto alza gli occhi e che quelle montagne le conosce come le sue tasche, che ti parla, ti sorride, ti indica i monti, e tu lo guardi e la sensazione è di essere parte di quella distesa di neve, da sempre, ti sembra di essere nata lì e di non essertene mai andata, ti sembra di avere avuto quell'ombra al tuo fianco tutti i giorni in cui ti è mancata come l'aria...Le montagne, quando le affronti, ti fanno meno paura, la neve è meno fredda di quanto pensassi, l'altitudine ti dà meno vertigini del previsto...quando tutto passa, quando torni al caldo, ti sembra quasi impossibile essere stata lì, aver affrontato il tuo inf(v)erno personale, aver sfidato gli occhi a guardare, il cuore a placarsi, la testa a rilassarsi..quando tutto finisce ti resta un vuoto...la sensazione che per un momento, sarà pieno inverno, che dovrai abituarti a quel peso spostato dal cuore dopo infiniti giorni e infinite notti...non è vero che ci si abitua alla leggerezza dell'anima, non è vero che si volta pagina in un attimo..ma è vero che quando risali, o in questo caso riscendi, quando ti guardi allo specchio una mattina e sul tuo viso leggi una calma che dimenticavi di poter avere, quando il tuo sguardo sprigiona pace, senti che hai fatto tutti i passi necessari, hai fatto quello che dovevi fare da anni...sei libera, libera di andare avanti e di guardare indietro senza rancore, libera di sorriderti da sola e sentirti anche un po' stupida perchè ala fine "ci voleva così poco"...libera di lasciarlo andare per sempre, con la consapevolezza di averlo amato nella maniera più pura possibile, pulita come la neve, e sicura che come le tue impronte restano sulla neve finchè qualcuno non ci cammina sopra, le sue lasceranno i loro tacchetti impressi nel tuo cuore fino ai prossimi passi, alle prossime nevicate, che arriveranno presto, o tardi, e troveranno un altopiano immenso e libero da ricoprire....


songs of the day "last goodbye" Jeff Buckley
"hotel supramonte" Faber

venerdì 12 dicembre 2008

Una giornata perfetta

Non esiste. Partiamo subito dal risultato finale. Non può matematicamente esistere una giornata totalmente perfetta, può andarti tutto benissimo per 24 ore e mentre varchi la soglia di casa pesti una cacca di cane. Non esiste, sono sicura. Ma possiamo farle esistere noi. Come? Abbassando le aspettative forse, o vedendo tutto sotto una luce favorevole. La cacca di cane? Porta fortuna, evviva, meno male che l'ho pestata sennò sta giornata non sarebbe stata il top...

Quando il cielo non è clemente con noi, dobbiamo essere noi clementi con il cielo.

11 dicembre, mattina presto..mi sveglio con un mal di testa pazzesco, tonsille gonfie, intasata come viale Monza a Milano nell'ora di punta...proprio oggi, che devo andare a Lecce a vedere il concerto di Capossela?! Apro la finestra...qui Trieste, tempesta di vento e bora che ti porta...mi sento a pezzi, misuriamo la febbre...37.1.... ok, ce la facciamo...affronto le raffiche e vado a prendere il bus, e ripercorro quella strada che ho fatto per anni, anni e anni...e quando supero Guagnano, e quando vedo la scritta Campi Salentina, mi si stringe il cuore e mi scende una lacrima, la prima e l'ultima, una sola...passare davanti ai cipressi di Campi e versare quella singola lacrima è una tassa dovuta, inevitabile, scontata quasi, oramai mi sono abituata, si va avanti...si affronta la città nonostante il tempaccio, io e Anto ci sentiamo come quelle persone emigrate e tornate a casa dopo 20 anni..."guarda qui, non c'è più quel negozio, ora hanno aperto una pizzeria...hey, qui c'era la rummeria, ora c'è il minimarket"...le città cambiano davvero così tanto, da colpirti gli occhi quasi con violenza, quando sei lontana? e allora perchè non facciamo quasi caso al fatto che le persone che ci sono vicine cambiano di continuo, quotidianamente? strano senso della prospettiva...

Un tuffo senza pinne nel mare del mio passato, questa la sensazione di ieri sera...incontrare persone con cui hai condiviso case, cose, storie, lacrime, sorrisi, bottiglie di vino, vita..e risalire all'ultima volta che vi siete incontrati, 3, 4 anni fa...è strano, tutto strano, ma arriva l'ora ed entriamo a teatro...

Ho visto tanti concerti in vita mia, molto cosiddetti mostri sacri, molti mi hanno lasciato delle emozioni indelebili, molti andavano al di là del semplice concerto, ma quello di ieri...quello di ieri...Vinicio ha messo su uno spettacolo indescrivibile, il mago sui trampoli che annuncia l'inizio dello spettacolo dal megafono, i freaks, le giacche degli aiutanti del circo, il leone più piccolo del mondo, il minotauro, il pianoforte minuscolo su cui suonare "Il paradiso dei calzini"... non si può descrivere, davvero, è da vedere, da vivere, da godere...

Poi dopo 2 ore e 20 minuti di concerto il freddo, il caro vecchio Orient, ancora mille ricordi ad aggredirti con quella violenza un po' tipica dei posti che hai lasciato perchè hai amato talmente tanto da decidere di andartene prima di arrivare ad odiarli...poi stamattina, una telefonata, esame rimandato, al 30 fottuto dicembre...ho immaginato la notte di Natale con il libro di estimo in mano e il cappello con le lucine in testa..non se ne può più, doveva essere un corso, non una piaga...

Si esce, si ritorna in città, si cammina per strade battute eppure nuove...aperitivo, lungo, lunghissimo...una birretta e via eh, e ci ritroviamo a parlare di rugby, del concerto di ieri e ci accorgiamo che sono le 3..."non ci faranno mangiare mai", "dai, proviamo"...e ci va bene, e torniamo a parlare del concerto, io e Anto a fare "una testa tanta" ad Ago che non c'era, a macchinetta, nonostante mal di testa a palla e stanchezza latente...finchè non ho visto Anto guardare di fronte a sè e strabuzzare gli occhi, a bocca aperta..eccchissarammai, penso..poi mi giro e lo vedo lì..che quasi timido chiede dov'è il bagno, che era alle nostre spalle...Vinicio era lì, seduto a pochi metri da noi, probabilmente avrà anche ascoltato le nostre chiacchiere su di lui...esce dal bagno, lo salutiamo, gli facciamo i complimenti e gli chiediamo di autografarci il poster e i biglietti..."sisi, vado a prendere la penna "ce l'abbiamo, eccola" "no, devo prenderne una speciale" e torna al tavolo con un pennarello dorato che solo lui mio dio può andare in giro con una cosa così, e prende una sedia, si siede al tavolo con noi, ci chiede che ne pensavamo del concerto, ci dice quanto gli piaccia il nuovo spettacolo, quant'è bello il Politeama, soddisfatto, con questa voce bassa, che si insinua timida nello stato di trance che aveva travolto tutti e 3, si guarda intorno e dice che lì si sta proprio bene, ci chiede di dove siamo e si stupisce perchè abbiamo fatto 100 km per andare a vederlo, e ci ringrazia, e io gli dico grazie per tutto, da sempre, per questi anni di poesia regalati, e si alza, ci abbraccia, ci bacia, ci saluta e ci dice ancora grazie...e mentre fumavamo una sigaretta fuori per riprendere fiato dopo quell'incontro inaspettato, lui esce per andare via, ci saluta prima di affrontare la pioggia, fa 5 passi, si gira ancora verso di noi e ci fà ciaociaoconmanina, con un sorriso di una dolcezza indescrivibile, e quel colbacco che si allontana nella pioggia mi fa pensare che sì, le ultime 24 ore hanno rappresentato appieno una giornata perfetta, che certe emozioni soffocano tutti i pensieri negativi, che certi incontri a sorpresa ti ripagano di tutti gli affanni di un periodo decisamente NO per me e per le persone a cui voglio bene...facciamo così, vediamola come un preview delle mille cose belle che ci riserva il 2009, perchè sono sicura che ci riserva cose grandiose, ci scommetto..

e come dice Vinicio, fate attenzione a quello che desiderate..capace che poi si avvera... :-)





song of the day "l'uomo vivo" Vinicio Capossela (per farvi capire che spettacolo è stato il concerto...)